Di Gabriella Maleti
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Notizie sull'eBook
leopoldo@attolico.it
- 18/12/2015 22:53:00
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Il lato umano e la sua rappresentazione . E questo il referente che - credo .- faccia onore , come in altre occasioni , a Gabriella Maleti . Uno specifico risolto con la sorvegliata cadenza delle sole parole che contano , quellespressiva nudità che fa della poesia strumento affilato di conoscenza e di immediata condivisione . Con un grazie leopoldo -
Maria Musik
- 02/12/2015 12:41:00
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Ringrazio di cuore la Maleti per questo dono. Cè molto da imparare dal suo versificare, dal modo di guardare, sempre, senza fingere di non vedere e con sguardo acuto ed empatico, dalla sua tenerezza aguzza. Grazie: ho ricordato unesperienza di volontariato a me cara e che non avrei mai saputo rappresentare. Ora potrò raccontarla con i suoi versi.
Roberto Mosi
- 14/11/2015 11:19:00
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La partenza, le foto in bianco e nero senza distrazione di colori, disadorne, rivolte allessenza del vivere nellistituto, per immergersi poi nella poesia dello stesso colore, che ti prende per mano e ti fa incontrare la luce delle altre presenze. Perché non dire tristezza? La poesia di Gabriella ti porta a stabilire unempatia con le anziane presenti nellistituto e ti accorgi, mi accorgo, che sono passi nellangoscia della vecchiaia, nella paura della morte, scanditi da una poesia essenziale, bella per la sua nudità, in bianco e nero. Diviene una partenza e un ritorno alle due foto iniziali, secondo un pensiero che scende nel profondo, un di-svelamento che ti dà i brividi. Grazie Gabriella.
Loredana Savelli
- 13/11/2015 20:42:00
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Ho letto questi versi, sin dai primi, quasi con pudore, così come pudico e intensissimo è lo sguardo della fotografa, qui senza alcun filtro di fronte a una verità esistenziale colta con un anticipo che si immagino sia stato formativo e orientante per la sua stessa vita.
E questa la poesia che leggo con maggiore partecipazione, laddove non cè alcun indugio estetico ma accoglienza del dato reale, com-passione, onestà intellettuale, eppure trasfigurazione.
Complimenti Gabriella
Mariella Bettarini
- 09/11/2015 18:38:00
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Grazie di cuore, carissime amiche e amici, per la vostra intensa partecipazione a questo lavoro poetico di Gabriella, che vi ringrazia sentitamente. Un grande augurio e un affettuoso saluto da Mariella e Gabriella
liliana ugolini
- 08/11/2015 19:18:00
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Cara Gabriella, questo tuo dialogo per voce sola fra biscottini e dissolvenze esplicita le tue immagini fotografiche che a suo tempo vidi.Ora sono qui trascritte in una pietas partecipata di segni "visivi" che si allargano allinfinito e tutti ci accoglie in esperienze toccanti e vere.
Eugenio Nastasi
- 07/11/2015 11:32:00
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Basterebbe fermarsi a qualche citazione "gli occhi passano insieme un poco fanciulli/ proprio come la vita che va per la sua strada" (n°10) o "Siamo qui, in una distesa piatta, deserta, piena/ di sabbia...Una pianta lontanissima muove qualche foglia" qualche pagina più in là, per entrare con sobrietà, quasi con pudicizia, in questo lavoro delicato e alto di Gabriella Maleti che ha visitato ( e fatto suo) il deserto delletà adunata, in tanti anime di "Vecchi corpi", dentro una casa di riposo. Lintento documentaristico cede il posto allesperienza samaritana accogliendo da quelle storie, da persona-poeta e fotografa, la conquista fondamentale e cioè lessenzialità espressiva per portarla, con una versificazione, molto misurata, verso un piano esistenziale dove le creature anziane, prossime a passare "allaltra sponda" , con sfoghi o con parole mozze, tendono alla liberazione mediante il canto della poesia. Bella testimonianza, allora, per unetà e una condizione umana, oggi, privata della sua solennità drammatica, mi si consenta, mentre basterebbe il calore del sentimento, che pure è umano e dunque ci appartiene, per essere condiviso, anche se "la sabbia vola sottile sui volti, come evento e vicenda della vita che ci accomuna. Complimenti, Gabriella, e grazie per averci indotto a leggere una pagina perentoria, ma anche carica di delicatezza.
salvatore violante
- 05/11/2015 17:30:00
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Una poesia svestita dogni orpello. Forte della necessità della testimonianza. Nuda come lo è la solitudine, tenera come avviene per gli slanci empatici. Il verso che non suona, che racconta:una poesia che è corpo e che dà corpo. La Maleti fotografa i pensieri e da quel fondo, quale negativi, si staccano e galleggiano parole.
Luciano Nanni
- 04/11/2015 21:31:00
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La poesia della Maleti si distingue per una certa precisione semantica, che tuttavia lascia ampi spazi all’immaginazione e quindi a una ricostruzione mentale dei contenuti: in questo risiede il suo fascino, cioè saper unire l’oggettività alla fantasia.
Franca Alaimo
- 03/11/2015 23:31:00
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La poesia di Gabriella Maleti non si affida agli strumenti retorici di genere, ma alla verità di una testimonianza che intende fissare frammenti e movimenti - anche minimi- sia fisici che psichici (ma i primi sempre sono interpreti dei secondi)di "vecchi corpi" di donne che che trascorrono i loro ultimi anni negli ospizi. Innanzitutto per condividerli con se stessa ( in una serrata e dolente riflessione sul tempo che si sfalda come "filigrana nera del nulla" ed appassisce come "rosa vecchia" ); e, in quanto affidati alla scrittura, ai lettori. La scelta da parte dellautrice di una struttura dialogico-narrativa determina, per forza di cose, un registro linguistico per lo più medio, spontaneo ed essenziale, che fa quasi da cassa di risonanza alle domande centrali: cosè la vita dei vecchi custoditi spesso come oggetti di serie in un ospizio? E ancora: cosa sono essi per il mondo degli uomini che vivono fuori da quelle pareti? Qual è il loro vero volto? Di tutte le donne, che lautrice incontra e spesso fotografa, non viene dichiarato il nome, come a volere sottolineare la comune condizione di solitudine, di resa, di spossessamento della propria identità. Eppure, in questo universo asfittico, non mancano i bagliori del bello e del buono, affidati a qualche verso di tenera liricità, come quando, in una giornata serena di sole, tutte queste donne vengono paragonate a dei "fiordalisi tra il grano"; o quando un anziano che va a trovare una di loro "sorride come un mestolo dacqua pura". E lo sguardo dellautrice ad essere poetico, a fare sgorgare da quei volti, dai gesti, dalla malattia,dalle parole smozzicate e apparentemente insensate, dalle risa improvvise e senza motivo, dalle lacrime una purezza, uninnocenza animale, infantile. Spesso ho parlato di "tenerezza" a proposito della poesia della Maleti, di una tenerezza che nasce dallautentica empatia con la quale aderisce alle cose ed alle creature, e che fa sì che anche nella disperazione e nella prossimità accecante della morte compaia un sorso di luce.
lino
- 03/11/2015 21:27:00
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Complimenti signora Maleti. Vi sono rime e assonanze tradizionali, sebbene la narrazione renda uno stile che si avvicina alla prosa. Si avvicina ed è anche una narrazione, perché il poeta sta scrivendo proprio quando cammina, salza, e si sveglia e mangia con loro. Il poeta qui è in assonanza con il tempo del corpo vecchio. Vede per fissare una immagine nello spazio, e sente nel verso il loro scorrere del tempo, anticipando suoi e nostri appuntamenti, fornendo così universale compassione e prima comprensione di ciò cui siamo destinati. Complimenti.
Mariella Bettarini
- 03/11/2015 17:28:00
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Auguri vivissimi a Gabriella ed i più sentiti complimenti per questi suoi magnifici, commossi e commoventi, testi poetici. Grazie di cuore agli amici Roberto e Giuliano per la pubblicazione. Un saluto con affetto, Mariella
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