Adesso:
Volo all’altro capo del Paese
ciò che lascio ogniqualvolta
è un verso che risuona straniero
un’onda di mare che brucia salina
quella ferita mal ricucita di spina.
Un’umanità indecorosa e piena di grazia
dalla faccia istruita alla violenza del sole.
Torno all’altro capo del Paese
lascio una lingua, una gestualità.
la vita fatta a rottami dove rullano i tamburi
e le notti randagi
di giovani padri
di baci rubati.
Arrivo all’altro capo del Paese
mio nipote è già un uomo con delle parole
lo sentirò comprendere e descrivermi dove vive
mi dirà forse un giorno a che punto è la guerra
riconoscerà a fondo ciò che io chiamo: la terra
del rimorso.
II.
tutte chiuse le galere, nebbia e ancora bere.
Dormi. Ogni giorno una notizia:
fare politica è sempre più complesso. Dormi.
(e in molti dicono:) Questo è l’anno giusto.
(e in molti dicono:) Dentro ma contro.
(e in pochi dicono:) Sciopero.
Intanto vi rabbocco il bicchiere.
Intanto: andiamo a vivere insieme [l’affitto chi lo paga?]
A chi ti chiede che cosa hai: cosa inventare?
(e in molti dicono) qualcosa si trova: dormi.
VI.
Così volge la storia, così ammutolisce la piazza.
Si aggira per il mercato finanziario gridando secco:
– È morto! È morto! Chi può ne raccolga i pezzi! –
C’è chi sputò per terra. Chi si inimicò il vicino.
Chi si mise a disposizione. Chi credette.
Chi si appese ad un albero. Chi congelò il padre.
Chi partì. Chi se ne approfittò. Chi attese la guerra.
Nessuno vide più il profeta, uccellaccio del malaugurio.
VII.
Affrancarsi: prendere per mano la lingua morta
riportarla nei laminatoi a freddo
Lingua bene comune!
(poi: additarsi le destre passioni, stanarle)
Non imitare: uccidere lo standard:
A morte l’io.
Il pensiero nasce sempre per contrapposizione
No!:
sovvertire il punto esclamativo:
noi.
[ da La terra del rimorso, Stefano Modeo, Italic ]
