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In nome del popolo italiano

di Marina Pacifici
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Pubblicato il 25/07/2011 00:19:24

Silenzio in aula,
s’acquieta anche l’ultimo mormorio,
si spengono le frasi sussurrate
dalla valle d’oblio.

Nel freddo autunno d’un inizio novembre
un fiume in piena di tensione,
in prima fila le parti civili
i parenti delle vittime,
senza lacrime ,né parole,
fra le mani rabbia, dolore
negli occhi inquieti pugni di sabbia.

Entra la corte,
tutti in piedi
alla lettura della sentenza.

La ferma voce del presidente
un velo di calce sull’incendio di sofferenza:
non colpevoli, tutti assolti i dirigenti,
contumaci,
imputati dal sangue blu, stirpe eletta d’eccellenza.

Negli occhi dei figli e delle vedove
lacrime avvampano dalle braci,
l’ennesima pagina
delle archiviate stragi.

Ed eccolo lì
in prima fila
nella sua toga nera
l’eroe borghese
che accende di speranza e dignità la tenebrosa sera.

Eccolo il pubblico ministero,
dagli occhiali dal riverbero d’oro
a svelare con tenace audacia
il mistero, la cortina di omissioni,
il muto di omertà,
i colpevoli silenzi
della fabbrica dei veleni,
le dimenticate morti sul lavoro.

Eppure la colpa è delle vittime,
non hanno alcuna colpa i responsabili,
sono tutti innocenti come Nostro Signore, loro.

Nella polvere e nella nebbia
le parti lese, il mai sopito ed inascoltato dolore.

La stretta di mano ai familiari,
nel cuore il ricordo dei 157 operai avvelenati
dal petrolchimico,
il respiro falciato da polveri letali.

Ed i passi dell’eroe,
del novello Prometeo
si allontano per i corridoi
in attimi irreali
d’un giorno lugubre e reo.

Il lavoro senza tutele, né salute.
Il turno in fabbrica cannibalesco nemico,
tra il grigio della polvere l’alacre opera
di mani perdute,
il biancore accecante delle tute.

Giustizia è fatta,
in nome del popolo italiano.

Un Paese moderno, progredito e civile.

Nessuno dei dirigenti condannati in appello
sconterà un solo giorno di galera.

Tutti a godersi la vita all’estero
tra campi da golf, residenze reali e drink in crociera
gli imputati miliardari
i rei del disastro ambientale di Porto Marghera.

E delle 157 vittime sul lavoro,
le vita falciate dalle polveri cancerogene
resta solo la malinconica fotografia
le lacrime dei familiari
naufraghi nel mare di solitudine,

il bacio fatale del cloruro di vinile.

La sirena del turno,
la fabbrica oscura
li ghermiva per sempre,
li portava via
inesorabilmente
sempre più lontano,
ultime rose dimenticate nella pioggia mesta di novembre.

Giustizia è fatta,
in nome del popolo italiano.


Il processo per le 157 vittime del Petrolchimico di Porto Marghera e disastro ambientale si concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati eccellenti.
Per non dimenticare chi muore sul lavoro o a causa degli effetti del lavoro.

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