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Riflessioni del corpo che sente a breve l’abbandono dell’ani

di Alberto Rizzi
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Pubblicato il 24/04/2024 15:49:45

Ed infine io giunsi

alle rovine della Casa

                                quella antica e prima

costruita da chi ancora intravedeva

l'ordine corretto delle cose

                                quella ancora vera

 

e vi sostai nel fuori

                             come s'usava a Suo rispetto

commisurando le cariate colonne

con quante d'ossa mie

                                  per quanto enfiate

dalle guerre avute

ancor mi si reggevan

 

Immobile intuivo vacuità

d'altre più nuove Case

                                  perfette in loro falsità di luce

pregne d'un vuoto ch'invece inghiotte

per assenza di Presenza

                                    vuoto di folla

che sol presente a se stessa

più non sa sentire

 

Né vi si trova specchio all'equilibrio

                                    al cerchio delle cose

che un cuore vivon senton

                                         come che invece

infra le ruine queste

ancora vibra un ritmo di saggezza

 

Come in un paradosso

                                   seppi essenziale il buio

che nel ritroso a questo viaggio

in braccio a bòscosàcro spinge

 

 

-----

 

 

Già lontano da quelle vecchie pietre

                                                        mi di fe' 'ncontro

un'ombra ampia e femminile

che respira il respiro di quel verde

e voglio dirle

 

                   "Mia cara Luce

                                          le cicatrici mie

                  son pérdifuòri

                                        giusto guiderdone di mercenariato

                  e mostrano la strada della vita

                                     la geografia dell'altrui sentire

                  astutamente a me nemico

                                     l'amore che m'usciva dalla cute

 

                  quelle tue

                  si piegano didéntro

 

                  Sia benguardàta d'acido e di spine

                  ogni diversità che subumano aborre

                  per sua demenza di democrazia"

 

Così però che lei

si chiude in un sorriso

 

quello di chi indulgente sa

di fronte all'ovvio

               al giàpurdétto

svanendo come punto

che disespande se stesso in pieno sole

 

 

-----

 

 

Per questo a me rimane il bosco

a guisa di miospècchio

 

in coincidenza di spuntoni in legno

                                                       marciti

i denti

 

le gambe intorte quali rovi

 

ogni mio membro che passisce piano

 

nel buio che m'accoglie io vado

                                                 lasciandomi all'unico ricordo

in forma d'una luce che so m'attende

all'ultimo istante del sapere

 

 


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