Ad illuminare i giorni
era la sua parola,
la sua gioia, il suo sorriso
di un tempo ridente e sincopato
che vedeva la faccia di un bambino
che di questo cielo rimase felicità perduta
di giorni senza nuvole e senza vento
in cui non si muoveva
neppure l’erba del giardino,
né fronda, né ramo o fiori:
ma si sentì ad un certo punto
il fragore del pugno
di com’è difficile vivere
in un universo avverso
che si proclama scevro di speranza
avulsa nella profonda notte
a sentenziare la costellazione del dolore:
furiosa tempesta che incalzò
in una lingua nuda
cedendo il passo alle cose
in cui tutto si dissolse e s’annientò
nell’alienazione del respiro.
Grazia Denaro

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