« indietro :: stampa

le pietre si fanno parole [Poesia]

Testo iniziato da guido arcidiacono il 04/11/2018 22:46:00

Sono intervenuti a continuare il testo, nell'ordine, a partire dall'ultimo intervento: Emanuela Lazzaro :: Salvatore Pizzo :: Emanuela Lazzaro :: Salvatore Pizzo :: Vincenzo Corsaro :: Emanuela Lazzaro :: Salvatore Pizzo :: Emanuela Lazzaro :: Elisa Mazzieri :: Klara Rubino :: Villarocca ::

le pietre si fanno parole

monoliti attoniti di mute speranze


ricostruiremo il tempio

lanciato a Sud, tutto inondato di vagiti

mentre s'appressa una donna che prega
e nulla vede d'una storia
che canta di leggi non scritte.

Non fermarti in quel luogo,
scaglia uno sguardo mentre cammini
e che sia anch'esso pietra.

Quel che m'intriga tosto
è una pietra non scritta
apposta tra virgole:
inciso, inciampo inviso
che non si ha che dirne altro.
Tu donna, assorta in preci
fiondate contro i lumi.

Bene intendi ciò che ancor dico:
nè per un tocco nè per uno sguardo,
dei tuoi passi ora scalzi
si dirà a venire:
Oh donna, sii per me tutto
ed il tutto sia parola,
perché non sia vano il proferir mio,
oggi che tutto pare stingere,
come la nebbia nel cadere a pioggia.

Ovunque tu stia camminando,
fermati.
Abbassa lo sguardo
Guarda i tuoi piedi,
guarda il suolo sotto di essi,
chiudi gli occhi e ascolta.
Cosa senti?
Cosa ti sta raccontando quel luogo?
Quanti fatti sono avvenuti in quel punto,
quante storie sono fluite nelle nebbie del tempo,
quante parole, grida, sussurri, speranze, pianti, dolori, morti,
nascite, sorrisi, gioia, felicità, amori e solitudine
si sono avvicendati e sovrapposti
in un caleidoscopio di epoche e vite?
E quanti ancora?
Ogni passo ha una storia da raccontare,
ma se ascolti dentro te, potrai sentire l'eco
di ciò che è stato, di ciò che sarà
e di ciò che è.

Un tempo non l'avrei mai pensato
che ci si potesse fare pioggia
in giornate dalle nubi gravide
incombenti mestizia, eppure tu
donna che in lacrime ti sciogli
e del dolore te ne viene ruga
dell'acqua hai forza di goccia.

Se così fosse, null'altro anelerebbe la mia mano,
solo, forse la carezza d'una voce,
come il vento che spira tra le foglie,
eppure non v'è davvero vittoria,
nè pace, nè gioia nel segnare il giogo del corpo
pur di seguire la sua forma,
poiché ogni parola ha una storia,
nell'uomo scritto su roccia è l'ordine d'ogni tempo:
che sia a vita o a morte ogni sua rea azione.

Dalla negazione nasce la forza

d'un uomo è negazione di beltà
la negazione che gli dà forza
ch'è distruzione dell'altro da sè.

Già che incarnando forza bruta
al cuore rinuncia e la mente rode
con odio poi che ci pianta chiodo

nella pietra viva che abbia sodio;
sì da farci acquario per sogni
che infine lo vedano dare morte.

Al mattino ti alzi con fervore
ed è pieno il desiderio
di misurare ogni centimetro,
il vizio e la virtù del tuo tempo,
pur di tenere un po' in mano,
ciò che ognuno non sa di perdere,
quando vivere è più che solo esistere.

Alla sera stanco poi riponi il mestiere,
chiudendo una pagina e la porta,
lasciando un ultimo capo senza firma,
trattenendo l'astuzia
sino allo scadere di ogni termine,
è il gioco delle parti,
tra chi usa la parola e chi interpreta la norma.

Nelle censure di un sito di scappati di casa tu ti ci imbatti,
frutto di tutto ciò contro cui da una vita combatti,
usare Proust come serbatoio di utenti di una casa editrice,
non spara colpi rapidi come il cantare della mitragliatrice,
utilizza la sottile disonestà etica che causa ogni angoscia,
e io vi distruggo con una batteria di sei missili Katiuscia.

Sito web ottimizzato a 800 x 600 pixel - webmaster e fotografie (Varie): Roberto Maggiani
Associazione culturale LaRecherche.it © 2007-2024 :: C.F. 97713520589
Mappa dei servizi | Regolamento | Privacy Policy :: Cookie Policy | Donazioni