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noi [Poesia]
Testo iniziato da Loredana Savelli il 25/10/2012 15:35:00
noi
statue che respirano
attimi di contentezza
quando l’aria lambisce la mente
passando per il corpo afflitto
lì dove il dio danzante
ha generato un mantra inaudito
io
chiusa in ascolto
di una grande espirazione
quando rumori da lontano arrivano
trattenendo il culmine
mi distacco
come foglia che conosca la fine
Io
raccolgo il colore
della foglia
la nervatura spezza l'istinto
e rivendico
un diritto acerbo.
Non so giocare
con la fredda abitudine
m'arrendo stesa accanto al germoglio
che respira appena.
Noi
accartocciati squamati persi.
Un muro distrutto la pietà
s'è persa nel vicolo.
Ancora andiamo nel sogno.
io
d'anni mal chiusa
in questo corpo occupata
un'essenza, decantata
dai colori, soprattutto traspaio
come la miseria del giallo
nella qualità della pasta
e, forza, sgrezzatemi,
apritemi in un canto fiducioso
il noi,
il non solo, l'incrocio,
la zona volante
dove tu mi vaghi e mi sciogli
- saldati a me -
come i fiori di limoni alle coste
fatti adorare come un dio maschio
dal volto della Luna che cade addosso
e se davvero è questo il nostro sogno
maledetta sa la veglia che lo impone
arrendendoci le ossa
hai mai visto le tarme del tempo?
vagando dove il silenzio strema, siamo noi le tarme
noi che abbiamo gli occhi chiusi ovunque
non svegliamo mai le stelle
e con le mani buie, c'imploriamo anche il destino
mute nel disprezzo
di chi non ci perdona il nome
chiamami ombra, dipingimi del sole la costanza
e gli argini che segue
prima d'eclissarsi mai compiuto
Noi
eravamo sull'orlo di un pozzo
quando scoprimmo di essere in due
Noi:
Una donna abitata da ombre
che agitava le mani
ed apriva le dita per raccogliere il sole
una mela maturata dal vento
un cavallo impazzito
dagli zoppi garretti
Noi:
un uomo-creatura-creata
per carezze rubate
per groviglio di corpi che bruciano
al gesto finale
del giorno che muore
Noi:
sapore che porto nel petto
una danza impazzita di cieche falene
che puntano verso una luce
fittizia per lasciarsi morire
contro i vetri di una finestra
Noi che non siamo spiriti di foglie;
sospinti da un alito d’inverno,
sperduti e condannati
a blandire il cielo
tra vie solitarie
e fumose di pianura.
Vie regolari di lampioni
che sogguardano tremolanti
sull’orlo della sera.
Noi che siamo spiriti di querce
che vivono e si nutrono, stanchi si,
ma nonostante tutto
- e il mondo fuori così lontano -
nonostante il domani,
ad ogni intemperie
sopravvivono.
Noi : gli ultimi , i perdenti, gli abbandonati, quelli che nulla contano, numeri o persone per nulla importanti che nessuno mai ricorderà, la cui esistenza trascorre nel piu' assoluto e sacro anonimato, le comparse, quelli che assistono, la massa della gente
Noi: confusi nella folla, visi inespressivi, occhi lucidi, sguardi perduti verso panorami indifferenti, comparse obbligate nella tragicomica operetta del vivere, toglieteci tutto, ma lasciateci sognare
Noi così vicini ma così lontani
Privi di parole e vuoti nel cuore
Perchè mai formare un noi se in realtà siamo soli?
Impariamo l'io così da non aver delusioni
Amiamoci, mettiamoci al riparo dai dolori
Non rinunciamo però di ricercare il noi
Diventiamo esperte nel raccogliere i suoi fiori
E solo se profumano di rispetto e amore senza falsi bagliori
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