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Raccolta di articoli di Raffaele Piazza
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Poesia

Vincenzo Meo - Oggetti Preziosi

Vincenzo Meo, Oggetti Preziosi, Guido Miano Editore, Milano 2024

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie Oggetti Preziosi(Guido Miano Editore, Milano 2024) di Vincenzo Meopresenta due prefazioni: una di Michele Miano e l’altra di Romeo Iurescia. entrambe centrate e ricche di acribia e anche una nota critica di Vincenzo Bendinelli.

La silloge è scandita nelle seguenti sezioni: “Cielo grigio e squarci azzurri”, “Una luce diversa”, “Anonima”.

Significativa la poesia eponima che non a caso è la prima del testo e che in modo incontrovertibile ha un carattere programmatico; “Da ragazzo/ mi avventuravo lungo il fiume/ cercando oggetti preziosi/ fossili, radici, pietre rare/ e tutto ciò che vi fosse/ di insolito e sconosciuto./ poi ad un tratto/ abbandonai quel mondo/ di palpabili oggetti,/ per cercare dentro di me/ oggetti più preziosi”.

Nella suddetta composizione si assiste ad uno spostamento dell’attenzione da parte dell’io-poetante dal mondo delle cose esterne e tangibili all’interiorità del poeta stesso, sfere che hanno in comune la possibilità di contenere cose preziose per la vita e del resto fossili radici e pietre rare divengono correlativi oggettivi per una ricerca simbolica del senso della vita stessa di cose fisiche che sopravviveranno al poeta e a tutti pur essendo inanimate

Poi per un secondo livello il poeta per un forte impegno etico si ripiega su se stesso per trovare nella sua psiche cose preziose e da questo scavo nasce, scaturisce la poesia stessa che è l’unica cosa che può salvare.

Una forte e insolita chiarezza caratterizza i componimenti di Meo che sembrano sottesi ad una scaltrita e intelligente coscienza letteraria.

La luce e le tinte numinose presumibilmente del cielo sembrano essere dette controcampo quasi come antidoto al male e alla violenza del mondo che turba Meo che però è perfettamente convinto che la vera felicità è nel bene e che una persona possa essere nel carattere fortissima e anche buona in una stabile gioia e che la poesia stessa può nell’attimo fermare il tempo in una forma d’infinito diversa da quella leopardiana se c’è un’uscita trascendente e ogni fenomeno è morale.

Quanto suddetto è colto anche da Michele Miano nella sua prefazione e accade così che il pessimismo di fondo diventi ottimismo. Scrive infatti Miano che Vincenzo affronta la scrittura letteraria come affronta la vita di ogni giorno con forza, dignità e fiducia e con quello sguardo pulito e profondo dell’artista che non teme di scontrarsi con lo squallore della violenza della degradazione dei valori etici di una società ormai alla deriva.

Non è solo la poesia che salva, perché intimamente connessa alla poesia stessa il poeta per la sua redenzione crede in Dio e fa bene a gettare su di Lui ogni sua ansia e ogni suo dolore e nella poesia Grazie Signore scrive: “ Grazie Signore!/ per averci dato le stelle che ci fanno un po’ di compagnia/ in questo mondo così triste e solo“.

Intrigante un componimento della prima sezione che contiene il concetto della poesia nella poesia intitolato Un poeta; “Un uomo/ un operaio/ un medico/ un professore/ uno scienziato il capo di una nazione/ un poeta/ qualcosa di più/ qualcosa di diverso".

Una vena e un’ispirazione poetica originali in questi componimenti connotati da chiarezza e da eleganza e la loro semplicità sottende la complessità di in pensiero intelligente e profondo che produce un interessante esercizio di conoscenza.

Raffaele Piazza

 

 

Vincenzo Meo, Oggetti Preziosi, prefazioni di Michele Miano e Romeo Iurescia, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 128, isbn 979-12-81351-35-6, mianoposta@gmail.com.

 

            


Id: 3637 Data: 31/03/2025 01:19:34

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- Poesia

Luigi Razzano - Poeticae Mater

Luigi Razzano

 

Poëticae Mater

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

Poëticae Mater, la breve silloge di poesie, quasi una plaquette, di Don Luigi Razzano, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una premessa dell’autore e una prefazione di Nazario Pardini, entrambe esaurienti e ricche di acribia nel loro riferimento al tema centrale dell’incarnazione e della nascita di Gesù dal grembo di Maria.

Protagonista è Maria stessa e non è un caso che il poeta (che è anche scultore) con un ardente misticismo, sospeso tra trascendenza e immanenza, con un poiein, rarefatto, raffinato e ben cesellato, metta in scena la vicenda della Vergine e la poesia stessa si fa preghiera, nel divenire la stessa Madonna persona uscendo dal suo stato creaturale a partire dal suo fiat.

Anche la fisicità di Maria viene definita in modo sublime da Don Luigi e non è un caso che il poeta sia un ardente sacerdote, elemento che ci fa comprendere la familiarità e la divina tenerezza nell’accostarsi alla tematica, quando non può non venire in mente il motto del pontificato di San Giovanni Paolo II totus tuus riferito alla Madre di Dio stessa.

In Annuncio, il primo componimento della raccolta, che ha un carattere programmatico, leggiamo nella prima breve strofa:  «Un repentino afflato di vento/ alita e gravida/ di senso la Donna/…». I suddetti versi sono davvero notevoli per icasticità, leggerezza e precisione e lo stesso vento diviene simbolo e metafora dello Spirito Santo.

Da notare la scelta del vocabolo Donna per definire la Vergine che diviene così archetipo della femminilità e della maternità, modello per tutte le donne all’insegna della loro dignità nel terzo millennio, dignità raggiunta attraverso il tempo e che per i cristiani trova la gioia anche nel dare alla luce i figli proprio come la Madonna e, se Maria e Giuseppe dovettero fuggire in Egitto per salvare la vita del Figlio, anche ora le madri hanno il dovere di tutelare e proteggere i figli anche se è radicalmente mutato lo scenario della Storia e i pericoli sono altri.

Tutto è franco, libero, apodittico, incisivo in queste poche liriche, dove lo stilema si fa asciutto e secco per incidere ancora di più l’animo del credente, scrive Pardini nella prefazione.

Del resto, nel proliferare dei libri di poesia nella nostra contemporaneità, si ritrovano varie raccolte che affrontano tematiche di tipo religioso e Maria stessa è icona e protagonista anche in altri libri di poesia di poeti e poetesse laici anche se tali raccolte sono notevolmente differenti da quella di Razzano.

Don Luigi Razzano, sacerdote - artista, a dimostrazione della sua intelligente coscienza letteraria, afferma nella premessa che il testo è stato scritto nell’arco di tre giorni, circa quindici anni fa, dopo aver letto In nome della madre, di Erri De Luca, che si rivelò come fonte ispiratrice di questo opuscolo. Tuttavia, il taglio, per così dire “terreno”, o se si preferisce “umano”, con cui lui rilegge la vicenda storica di Maria, durante la gestazione del figlio Gesù, viene intriso, nella presente raccolta, di quella prospettiva “divina” che ha portato la Chiesa a riconoscerla come Madre di Cristo.

Per la sua compattezza il libro può essere definito un poemetto sul tema del sacro e in Madre dell’amore leggiamo: «…In quel vento una Voce/ silente si posa sull’incavo del ventre/ un alito le gravida il seno…».

Raffaele Piazza  

 

 

Luigi Razzano, Poëticae Mater, prefazione di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 32, isbn 978-88-31497-77-0, mianoposta@gmail.com.


Id: 3636 Data: 31/03/2025 01:05:28

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- Letteratura

Pasquale Ciboddo - Andar via

Pasquale Ciboddo

 

ANDAR VIA

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

Andar via, la raccolta di poesie del poeta sardo Pasquale Ciboddo che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Maria Rizzi centrata, esauriente e ricca di acribia.

Il volume non è scandito e per la sua unitarietà formale, stilistica, contenutistica e semantica potrebbe essere considerato un poemetto.

Come scrive la prefatrice, Ciboddo ha riassunto nel titolo l’essenza di una silloge dal raro tessuto strutturale. Non poteva esistere altro titolo per questa raccolta che, come lampo, squarcia le tenebre che ci avvolgono, e illumina il passato, il presente e inevitabilmente il futuro e il nostro Autore inizia il suo viaggio dai tempi del Secondo Conflitto e il filo rosso espresso da Pasquale sintetizza un’amara verità di valore universale: il rapido dissolvimento dell’esistenza e delle illusioni umane.

Pare che queste osservazioni partono dalla coscienza dell’esistenza possibile dell’attimo heidegeriano, liberatorio come salvifico momento della vita nel suo fermare il tempo stesso e proprio da qui sgorgano dalla ferita i versi.

La cifra essenziale di questa silloge pare essere la riflessione costante sull’hic et nunc della condizione umana a partire dalla riflessione proprio sul tempo che è il limite della vita biologica e sottende la morte; infatti non a caso in È meandro d’impattoleggiamo: «È la somma / di tutti i momenti / di vita vissuti. / Scomparire / in curve impensate / è il destino crudele / mai immaginato / da ogni nato…». Tuttavia non è assolutamente un gemersi addosso quello che esprime l’autore ma la consapevole ferma idea che si può superare il mare magnum di un quotidiano che dà scacco e che ci si possono ritagliare spazi per la gioia e l’ottimismo anche se veniamo dal nulla e andiamo verso il nulla a meno che non ci sia un’uscita religiosa, ma di questa non si parla. 

Quanto suddetto è confermato da accensioni nelle poesie che potrebbero essere considerate neo liriche come si legge negli splendidi versi: «… / È il Sole / l’orologio infallibile / dell’incedere lento / delle stagioni…» (È il sole).  

Così il tempo stesso si riscalda e s’illumina e anche se dura poco si avvera la sensazione di abitare poeticamente la terra.

Una vena gnomica e apologica connota i componimenti che procedono tramite una parola sempre chiara, immediata e detta con urgenza, raffinata e ben cesellata che ha una forma vagamente epigrammatica.

In un panorama letterario dominato dagli sperimentalismi è controtendenza la scrittura di questo poeta immediata e di grandissima leggibilità anche se sottende un fascino e la complessità è da riscontrarsi non nei tessuti linguistici ma nelle ragioni teoriche complesse che sono fondanti e sono a monte del discorso di Ciboddo che crea versi che sono espressioni di un pensiero profondo e di un’avvertita e intelligente coscienza letteraria.

E il poeta ha la capacità di stupirsi nella linearità dell’incanto per scenari di squarci naturalistici fantastici, di naufragare leopardianamente nell’infinito anche se l’incedere del tempo inesorabile è assenza.

Raffaele Piazza

 

 

Pasquale Ciboddo, Andar via, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 136, isbn 978-88-31497-75-6, mianoposta@gmail.com.


Id: 3633 Data: 24/03/2025 19:13:40

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- Letteratura

Pietro Nigro - Opera Omnia Vol. 2 Prose

Pietro Nigro, Opera Omnia, volume 2: prose, Guido Miano Editore, 2024

Recensione di Raffaele Piazza

 

Pietro Nigro è nato ad Avola (SR)  nel 1939: ha insegnato inglese, è poeta ed è stato caro amico di Guido Miano, fondatore dell’omonima Casa Editrice.

Il volume presenta un’acuta prefazione di Enzo Concardi che fa luce con notevole acribia su tutte le tematiche presenti nel libro che sono articolate e complesse nella loro varietà.

Il corposo libro di Nigro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è suddiviso in cinque capitoli caratterizzati da contenuti molto eterogenei tra loro.

Il lavoro in toto risulta molto originale e interessante per i suoi fortunati lettori sia che siano degli studiosi di letteratura, sia che siano solo spinti dalla passione intellettualistica e dall’ansia di erudizione e comprensione nella necessità e nella passione per la cultura in controtendenza all’alienazione della società odierna e alla caduta dei valori.  

Il primo capitolo ha per oggetto “Pagine memoriali, d’arte e di letteratura”, il secondo “Narrativa e pensieri”, il terzo “Opere teatrali”, il quarto “Critica letteraria” e il quinto “Numismatica dell’Impero romano”.

Il volume racchiude il meglio della produzione in prosa di Nigro e il lettore non può non notare come dato incontrovertibile e fondante l’ecletticità dei temi nelle materie trattati nei singoli capitoli, che vanno dai ricordi dell’Autore stesso di arte e letteratura, alla narrativa al teatro fino alla  numismatica dell’Impero romano, argomento che è veramente raro incontrare.

Tre dei cinque capitoli sono suddivisi a loro volta in sotto-capitoli in modo tale che il lettore leggendo l’indice si può rendere conto di cosa realmente può soddisfare la sua curiosità culturale avendo la possibilità di scegliere tra diverse opzioni per compiere uno stimolante e personale percorso di lettura.

In ambito narrativo il Nostro riesce a creare atmosfere oniriche di sogno ad occhi aperti che posseggono comunque un timbro simbolico e metaforico.

Notevole nella scrittura di Nigro la capacità di svelare la suspence attraverso un punto di partenza che si potrebbe definire parvenza di sogno per arrivare poi alla concretezza di quello che si delinea come un certo realismo.

Come critico letterario riesce scavando con la penna, per usare un’espressione del premio Nobel Heaney, nei versi e nelle prose degli autori analizzati a comprenderne pienamente l’interiorità, la personalità e la sensibilità dimostrata attraverso l’approccio analitico nell’accostarsi alla scrittura che è sempre esercizio di conoscenza.

Per restituire al lettore una comprensione completa ed esauriente di questo importante volume si dovrebbe scrivere un qualcosa che vada ben oltre le dimensioni di una recensione.

In ogni caso per approfondire il discorso su questo testo pare opportuno citare frasi dell’autore prese dai vari capitoli, per rendere anche empaticamente e senza mediazioni per il lettore l’essenza della materia trattata. 

Interessante nel primo capitolo la sezione “Pagine autobiografiche” nella quale con un forte scatto e scarto memoriale Nigro scrive: Mio padre nato nel maggio 1912  era stato insegnante di matematica privato del giudice Italo Troja che era nato nel gennaio 1926 e che poi è stato mio insegnante privato di materie letterarie da quando avevo dieci anni fino al conseguimento, a diciotto anni,  del diploma magistrale. Circa tredici anni di differenza tra l’età di mio padre e quella del giudice Troja e altrettanti tra la mia età e quella del giudice. Ma io trascorsi quasi nove anni accanto a colui che posso ben definire “il mio maestro” negli anni fondamentali di formazione. Era l’unico che m’incoraggiava negli studi diversamente da tutti i miei insegnanti della scuola pubblica che anzi deprimevano le mie ispirazioni letterarie, che già allora si facevano strada.

Dal capitolo 2 “Narrativa e pensieri”  si ci sofferma sull’incipit del racconto Oltre la siepe: Su quelle alture coperte da una fitta foresta nell’aria intiepidita dai primi raggi del sole gli alberi, i rivoli d’acqua, le rocce coperte di muschio sembravano fondere i loro suoni con l’eco misterioso proveniente dalla profondità dell’universo che non colpivano l’’udito ma il cuore.

Dal capitolo 3 “Opere teatrali” si riporta il seguente brano: didascalia dalla sceneggiatura dell’Atto unico Il padre sagace:  Trama e argomento: Una breve commedia brillante e leggera, scarna e semplice, scritta con dialoghi rapidi in cui i personaggi dimostrano di saper bene ciò che vogliono. Il canovaccio è quello tradizionale della trama amorosa che vede intrecciarsi sentimenti e volontà, in un’epoca e in un contesto culturale in cui i matrimoni erano combinati ancora dalle famiglie dei giovani e delle giovinette.

Il  capitolo quarto “Critica letteraria” include Introduzioni, prefazioni, recensioni di varie opere letterarie.

Nel capitolo quinto Numismatica dell’impero romano oltre ai testi sono riportate anche le immagini fotografiche delle monete usate durante l’impero romano nel loro mutare fisionomia con il succedersi dei vari imperatori.

Qui il Nostro si sofferma su una nutrita galleria di imperatori romani attraverso le loro biografie e per ogni imperatore accanto ai cenni storici sono presenti le immagini delle monete usate durante i loro regni.

Un lavoro poderoso quello di Pietro Nigro che può anche essere visto come uno strumento di consultazione per la molteplicità degli argomenti trattati per la qual cosa risulta difficile classificare in un preciso genere questo volume eclettico che non è un saggio su un solo argomento ma un caleidoscopio letterario di grande complessità, non un singolo saggio ma una raccolta di saggi.

Raffaele Piazza

 

       

        

Pietro Nigro, Opera Omnia. Volume 2 - Prose, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 232, isbn 979-12-81351-39-4, mianoposta@gmail.com.

 


Id: 3632 Data: 24/03/2025 18:53:31

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- Poesia

Marco Righi - Scienza, Fede...e Poesia

Marco Righi

 

SCIENZA, FEDE… E POESIA

 

 

 

La raccolta di poesie di Marco Righi (Milano, 1955), che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Enzo Concardi centrata, acuta e ricca di acribia.

Il testo è composito e ben strutturato architettonicamente ed è tripartito nelle sezioni Scienza, Fede e Poesia.

Una vena del tutto antilirica e antielegiaca connota i componimenti del Nostro che sono caratterizzati da chiarezza, narratività, precisione e luminosità con subitanee epifanie e accensioni.

Ambizioso e riuscito è l’intento dell’autore che fa dei tre temi considerati tre linee di codice che si sovrappongono e s’intersecano tra loro.

Sono categorie fondamentali i tre concetti messi in gioco ed è doveroso ricordare il saggio di Guitton Dio e la scienza che parte dall’assunto che l’universo e la natura, la materia animata e inanimata hanno una struttura così complessa, compiuta e articolata, non casuale, hanno una forma così esatta e meravigliosa tale da non potere essere sottesa al caso o all’entropia ma ad una forza ad un lavoro di quelli che gli antichi chiamavano demiurgo e i seguaci delle religioni monoteiste definiscono Dio.

Il poeta a volte si rivolge a se stesso ripiegandosi sul suo ego come nel componimento Passione situato nella prima scansione: «E un’altra volta è notte / e un’altra volta / ti sembra di aver gettato la tua vita…»versi che esprimono un contenuto condivisibile dal lettore che può in molti casi identificarsi nell’io poetante anche se Mario Luzi ha scritto che la notte lava la mente.

Nella sezione Fede incontriamo un continuo interrogarsi sul tema della Fede sia in senso personale, sia in senso collettivo.

Da notare che in tutte e tre le parti il poeta si esprime con un tono speculativo e intellettualistico che sottende i versi nelle loro immagini che sono nello stesso tempo icastiche e leggere, veloci, precise e armonioso e si ravvisa sempre una base scientifica vista la professione di Righi, che lo porta ad affrontare armonicamente e con un’armonia matematica e geometrizzante il poiein e che è la cifra distintiva della notevole e originale raccolta.

«…Passa la vita, / passan le tue azioni / resta la Fiducia / in chi tu incontrerai…» (Chiesa)e la persona dell’incontro potrebbe essere Dio stesso, un Dio immanente e trascendente nello stesso tempo.

Del resto il filo rosso della raccolta pare essere ravvisato in una stabile ricerca del senso della vita e delle cose e centrale è il tema dell’approccio dell’io – poetante alla realtà nelle tredimensioni che il poeta esplora con sensibilità e intelligenza nel suo lanciare a chi legge il suo messaggio in bottiglia nel mare magnum della contemporaneità al tempo della pandemia e una poesia è dedicata proprio ad essa.

In Il viaggio il poeta scrive: «Ciascuno nasce / aperto sulla vita / l’animo cieco / intriso di ignoranza // e viene al Fonte / lavacro e Fiamma Viva / occhi e orecchi / schiude alla Parola // Si parte / È il Viaggio / il sol che all’Uomo importi / che tutti gli altri / in tondo fa girare //…».

Per questo volume è precisamente adatta tout-court la definizione di esercizio di conoscenza un continuo ontologico interrogarsi sulla realtà visibile e invisibile e la poesia stessa diviene la mediatrice tra Scienza e Fede.

Da notare che il lavoro contiene dei disegni dell’autore che ben s’intonano alle poesie.

Raffaele Piazza

 

 

Marco Righi, Scienza, Fede… e Poesia, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 94, isbn 978-88-31497-71-8, mianoposta@gmail.com.


Id: 3627 Data: 18/03/2025 01:07:23

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- Poesia

Maurizio Zanon - Opera Omnia

Maurizio Zanon

OPERA OMNIA

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

 

Il volume di poesia Opera Omnia di Maurizio Zanon (pubblicato nel 2021 da Guido Miano Editore nella collana Il Pendolo d’Oro)che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una premessa dell’Editore e un’esauriente, acuta e ricca di acribia prefazione di Enzo Concardi.

Come scrive il prefatore il lettore non troverà in questa pubblicazione tutte le opere scritte dall’autore nella sua lunga navigazione poetica, poiché il materiale sarebbe veramente infinito: si è preferito optare per un’Opera Omnia tematica, nella quale concentrare il meglio dei suoi motivi ispiratori che vanno dalle liriche amorose alle problematiche dell’essere; dalle incursioni nella memoria fino al canto passionale per la sua Venezia.

Il corposo volume è scandito nelle seguenti sezioni: Cap.1 Perduta-mente amore, Cap.2 Problematiche dell’essere tra finito e infinito, Cap.3 Natura, bellezza e simbolismo, Cap.4 Dimensioni della spiritualità, Cap.5 L’incanto della memoria, Cap.6 Venezia: pietre ed acqua, sogni ed anima. Lavoro dunque articolato e composito architettonicamente e strutturalmente sia a livello formale e stilistico che contenutistico.

Cifra essenziale della poetica di Maurizio Zanon è quella di una vena neolirica ed elegiaca tout-court, una vena illimpidita dallo sfondo del ritmo armonico che porta ad una musicalità del verso sempre chiarissimo e nitido nella sua luminosità che tende a raffigurare gli affreschi dell’anima, dei sentimenti attraverso una parola avvertita detta sempre con urgenza, sia se il poeta rifletta, per esempio sull’amore, sia che si rivolga all’amata in modo affettuoso e diretto: «…Or dunque, mio zuccherino, tu sei il mare!» (poesia senza titolo, dalla raccolta Un girasole ho nel cuore, 2004)scrive Maurizio premettendo che si paragona ad un marinaio.

Una dolcezza che si coniuga a tenerezza pervade i componimenti amorosi dell’autore nell’esaltazione delle gioie ineffabili che solo l’amore ricambiato dell’amata può dargli e che si traducono in poesie che provocano emozioni nei fortunati lettori che hanno la sensazione di avere provato anche loro quello che esalta Zanon identificandosi inconsciamente nel poeta: «…incantevole l’elegia d’amore che si dona / al canto dell’aurora!» (Elegia d’amore, dalla raccolta Sonoro, 2009).

Un erotismo delicato e incantato pervade le composizioni di Zanon che tendono ad evidenziare, a tratti quasi stilnovisticamente, la figura femminile che veleggia nell’empireo dell’eterno femminino: «Eri chiara / di luce splendente / come una stella e ora che non ti ho più / sei ancora più bella» (Alla prima giovinezza, dalla raccolta L’uomo narciso, 1987).

Tra l’eros e il pathos dell’irrimediabilità dell’amore perso la partita si gioca con toni suadenti e luminosi e il ricordo della felicità perduta è struggente ma è catartico e produttivo nel suo riattualizzarlo e il poeta non si geme mai addosso.

In bilico tra gioia e dolore l’anima del poeta si effonde sulla pagina nel toccare anche tematiche filosofiche, spirituali e memoriali e tutto l’ordine del discorso tende alla ricerca del senso della vita più autentico in una fusione complessiva dei vari livelli esistenziali, le varie dimensioni dell’esserci sotto specie umana.

Nel secondo capitolo cambia il registro espressivo nell’attenuarsi forte del lirismo e la poetica contemporaneamente diviene intellettualistica.

Nella lirica Speranze (dalla raccolta L’uomo narciso, op.cit.)il poeta scrive: «Forse pure domani / nel mezzo del gorgo / ritroveremo quel fragile e lento / nostro andare di sempre».

Nel suddetto componimento il gorgo della vita fa venire in mente la ressa cristiana montaliana e anche il male di vivere se il nostro andare è fragile.

La poesia tende a divenire una riflessione solipsistica dell’io-poetante quando scrive: «Ho l’età dei morti, / ma l’ingenuità di un bimbo / Seduto vicino alla finestra/ spreco così il mio tempo / a osservare la casa gialla fuori» (Riflessione pomeridiana, dalla raccolta Un treno carico d’inquietudine, 1998).  

Magia e stupore in un volume di poesie che richiederebbe un saggio per un’analisi di tutte le sue parti e non lo spazio di una recensione.

Raffaele Piazza

        

 

 

Maurizio Zanon, Opera Omnia, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 192, isbn 978-88-31497-64-0, mianoposta@gmail.com.


Id: 3626 Data: 18/03/2025 00:57:57

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- Poesia

Gabriella Veschi - Imprevisti battiti

Gabriella Veschi

IMPREVISTI BATTITI

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

           

Gabriella Veschi è nata ad Ancona nel 1959. Scrive Michele Miano nella prefazione centrata e ricca di acribia che la sua poesia evita di limitarsi ad un’immediata descrizione e ricezione del reale e che intento della poetessa è quello di librarsi al di sopra delle contingenze del mondo, delle sue fragili miserie, per assurgere ad una dimensione che schiuda le porte ad una primigenia purezza.

Potrebbe sembrare utopico l’ideale della Veschi nella nostra liquida e alienata contemporaneità segnata dalla guerra in Ucraina e dall’incubo della pandemia.

Tuttavia il suddetto ideale, che potrebbe sembrare un sogno ad occhi aperti, può essere raggiunto solo con la pratica della poesia che, come asseriva Maria Luisa Spaziani, è la forma più alta delle espressioni letterarie, e si apre al varco della speranza e della salvezza portando ad una salutare fusione di conscio e inconscio, di fisico e psichico nel poeta quando scrive e nel lettore dei versi, quando essi sono realizzati nei canoni della bellezza come in questo caso.

La raccolta è scandita nelle sezioni Vorrei, In agguato, La mia città e Follie di guerre.

Nella lirica Vorrei c’è il tema della metamorfosi quando l’io – poetante molto rarefatto e autocentrato nell’incipit, con un’immagine eterea e surreale, s’identifica in un cervo o nel mare d’agosto: «Vorrei essere / come quel cervo, / leggero / agile, / spensierato, / mentre spicca / il suo volo / librandosi nell’aria / incontaminata, / volando nel cielo / tra i profili dei monti…».

Cifra essenziale della poetica di questa autrice è una vena neolirica e a tratti elegiaca e pare che la poeta consciamente, proprio attraverso il suo poiein, divenga persona se prima era creatura.

Come pure un forte amore per la natura anima i versi ed è affrontato il tema ecologico quando è detto l’orso polare senza più ghiacciai: «…Nulla rimarrà / tutto in fumo / per la cupidigia di / pochi / invasati / da false speranze» (Cosa rimarrà).

In Belle le parole c’è il tema della scrittura nella scrittura: «Belle le parole / trovate per caso, / tra libri sgualciti, / abbandonati / qua e là. // Non le uso, / le rimiro, / ammiro chi le / sparge ai quattro / venti»,versi in cui la parola detta con urgenza sembra divenire magica e oracolare come il responso di una Sibilla.

In …In agguato…protagonista misterioso è un ululato del quale la provenienza e ogni altro riferimento vengono taciuti e che s’insinua nelle pieghe della mente dell’io-poetante come una forza arcana che tutto pare pervadere sussurrando e strepitando nel serpeggiare e strepitare.

Molte poesie del volume sono improntate alla verticalità e in ogni espressione forma e stile sono ben controllati e calibrati e tutto è efficacemente ed elegantemente risolto nei componimenti senza nessun ingorgo semantico o strutturale.

E anche la tematica della trascendenza è affronta da Gabriella in Nell’Aldilà dove forse suoni misteriosi e dolci melodie accoglieranno la stessa poetessa dopo la morte in un’estasi che pare non possa avere fine.

Si ritrova una forte tendenza alla linearità dell’incanto in molte parti della raccolta originale e riuscita anche per la chiarezza e la luminosità dei dettati che emozionano il fortunato lettore nel tendere al cosmo e non al caos.

          Raffaele Piazza

 

 

Gabriella Veschi, Imprevisti battiti, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 90, isbn 978-88-31497-95-4, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

 

        

 

         

           

        


Id: 3622 Data: 11/03/2025 01:12:42

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- Poesia

Enza Sanna - Nei giorni

Enza Sanna

 

NEI GIORNI

 

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

        

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione dal carattere molto acuto, scritto che è esauriente, centrato e ricco di acribia a cura di Maria Rizzi.

Il testo non è scandito e per la sua unitarietà contenutistica, stilistica e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto.

Scrive la prefatrice che con autentica ammirazione si è imbattuta nel canto elegiaco di una poetessa che affresca versi nei quali si respirano le pietre profumate d’antico, le chiese d’incenso, le botteghe di cuoio e le pasticcerie di canditi della sua Genova. Continua la Rizzi affermando che la poesia che apre la raccolta vola sul piano metafisico, disciplina la verità attraverso l’inventiva, stupisce nel dimostrare come il senso del nostro percorso terreno sia nella delizia del disordine, “nell’ingrandire così tanto il momento nel riuscire a fare dell’eternità un niente, e del niente un’eternità” (cit. Blaise Pascal).

Leggiamo l’incipit del componimento intitolato Certezza di cose vere:«Anche oggi è sorta l’aurora / calice di chiarità di luce / e con la luce la speranza, / certezza di cose vere / forza vitale a una realtà futura / per cogliere l’essenza dell’eternità. // È incontro di mente e cuore / passione e cautela / trascendenza e ragione / è rischio, è sfida di sopravvivenza / gioia prima della gioia / oltre ogni comprensione…». Un inno alla speranza, alla libertà, all’equilibrio e all’armonia, sotteso ad una vena intellettualistica di matrice filosofica.

Il senso e il sentimento del tempo sembrano essere i protagonisti della raccolta, categorie che fanno da sfondo ad una natura elegiaca con l’aroma del pane ancora caldo e la danza dei fieni sulle aie: «… Dà vita il respiro del vento al mandorlo in fiore / in campi aulenti di mirto / ove è fiamma la ginestra posseduta dal sole…» leggiamo in Necessaria regressione. Una magia e malia della parola emoziona il lettore nel sogno ad occhi aperti nel naufragare leopardianamente nel paesaggio che pare a poco a poco iridarsi per scendere fino all’anima e c’è un tu che è presente come la vita intensa dell’albero. Linearità dell’incanto pare pervadere questi versi precisi, leggeri e icastici nella loro icasticità e intelligenza.

L’io poetante si apre ad immagini e viene detta anche la parola stessa nel suo ripiegarsi su se stessa con un procedimento intrigante: «…Indocile ora la parola nella sua secchezza / quasi verbale prosciugamento / nella sua sofferta indecisione / che ogni iniziativa vieta / nella soluzione degli eventi…» leggiamo in Sopraggiunge il crepuscolo; componimento composito e complesso come tutti quelli della raccolta e uno dei pregi di questa poetica è proprio la chiarezza nella sua vera natura articolata e sublime che tra detto e non detto trova la propria forza nel debordare dell’ipersegno.

Al lettore pare di affondare nelle pagine, nelle composizioni che hanno qualcosa di scabro ed essenziale e solipsisticamente l’io-poetante molto autocentrato descrive situazioni che a tutti noi è capitato di vivere magari inconsciamente o preconsciamente ma che non avremmo potuto dire, delineare come riesce a fare la Nostra con urgenza e grande forza espressiva in quello che diviene un serrato esercizio di conoscenza in versi permeati da fascino, forza e nello stesso tempo dolcezza.

Raffaele Piazza

 


Id: 3621 Data: 11/03/2025 00:58:02

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- Poesia

Daunija Campana - Sola tra memoria e dolore -Raffaele Piazza

Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Daurija Campana

SOLA TRA MEMORIA E DOLORE

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

La raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia.

Scrive con acutezza il prefatore che a proposito della poetica, del poiein dell’autrice forse si potrebbe anche parlare d’una sorta di lirica apologetica della soggettività delle emozioni personali, ma, beninteso, non sotto forma di vittimismo – come nel tardo romanticismo – bensì di limpido calore umano, accorata partecipazione, tenerezza e delicatezza espressive.

Da notare che la Campana è anche pittrice e che nel volume sono inserite le riproduzioni di suoi oli su tela, opere figurative di tutto rilievo che aumento il piacere della lettura dell’opera in toto.

Se la condizione umana è dolorosa soprattutto per persone sensibili come questa autrice e il dolore si concentra nella fattispecie nella perdita del padre e della persona amata esistono per lei sottesi alla sua visione del mondo dei valori che la portano ad abitare poeticamente la terra in questo liquido e alienato postmoderno occidentale.

Non è assolutamente un gemersi addosso quello di questa autrice davanti a una vita che dà scacco, quanto piuttosto in lei notiamo il coraggioso proposito di salvarsi tramite la parola, proposito consapevole che si perfeziona oltre che tramite i bellissimi versi controllati come lo stesso dolore all’unisono e non solo con i versi ma anche con le opere pittoriche già menzionate in una salvifica interazione dei due piani estetici.

La poesia è sempre d’occasione e se nella fattispecie il padre e l’amato non ci sono più resta la speranza di aprirsi nuovi spazi per ritrovare la gioia anche se il baratro del dolore è profondissimo e non bastano idilliache forme di natura dette con urgenza, assorbite nell’anima per fare la risalita dall’abisso in cui l’ansia si è specchiata al culmine del dolore stesso.

Neolirica tout-court questa poetica all’insegna di una chiarezza inconsueta nel nostro panorama letterario, luminose le parole leggere e icastiche.

La memoria dell’amatissimo padre come in uno dei quadri è associata a ricordi campestri, alla coltivazione della terra e la natura sorgiva e incontaminata della quale un tassello può essere anche un grazioso scoiattolino aiuta la Campana nel suo corazzarsi contro le perdite affettive per ritrovare il senso vero della vita.

Del resto scrivere è catartico come testimoniano anche nei nostri giorni uomini e donne scampati ai lager nazisti, ora viventi e molto anziani che hanno dichiarato che nei campi di sterminio si misero a scrivere.

La vita resta un dono e nei versi è nominato anche Dio come conforto nel dolore Dio su cui gettare ogni ansia per le tribolazioni dell’anima.

La raccolta non è scandita ed è compatta e unitaria e potrebbe anche per questo essere considerata come un poemetto ben risolto quando l’anima dell’io-poetante si placa anche se è solo una pausa tra i dolori.

La farfalla (dedicata al padre) «Giovane bruco, divori la casa/ che ospitò il tuo corpo per saziarti:/ quante scelte strane impone la vita, / e con lo sguardo leggero la tua seta// cominci a tessere di gioia invasa…».

Così il suddetto bruco diviene simbolo, metafora correlativo oggettivo di una gioia possibile e se il bruco tesse la gioia non dimentichiamo che testo deriva da tessuto etimologicamente.

Raffaele Piazza

 

 

Daurija Campana, Sola tra memoria e dolore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-05-9, mianoposta@gmail.com.

 

        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Id: 3619 Data: 04/03/2025 05:05:02

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- Letteratura

Roberto Casati - Come armonie disattese - Raffaele Piazza

Roberto Casati

 

COME ARMONIE DISATTESE

Poesie (2020-2023)

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

 

Con la sua nuova raccolta di poesie Roberto Casati emerge ancora una volta come una delle figure più significative della poesia italiana contemporanea.

Come armonie disattese (Guido Miano Editore, Milano 2024) è una raccolta che come scrive giustamente Enzo Concardi nella prefazione si situa come continuum rispetto al suo libro di poesie precedente Appunti e carte ritrovate (pubblicato sempre con Guido Miano Editore), libro che meritatamente ha riportato eccellenti consensi dalla critica che si possono tra l’altro leggere nelle motivazioni delle giurie dei premi letterari che ha vinto.

Il Nostro in Come armonie disattese, pur partendo dalle esperienze precedenti accentua il tono di vaghezza, di sospensione nei suoi componimenti che sembrano il precipitato di sogni ad occhi aperti che hanno anche una patina di espressione surreale e prevalgono anche qui i temi dell’amore per l’amata e della capacità di stupirsi di fronte alla bellezza della natura.

Denominatore comune del poiein di Casati in tutta la sua produzione di poeta neolirico tout-court è quello di produrre tramite le metafore frequenti memorabili epifanie accensioni subitanee e folgoranti che vengono percepite dal fortunato lettore, per la loro chiarezza già da una prima lettura.

Rarefatta, ben cesellata e raffinata, icastica e nello stesso tempo leggera la forma di questi componimenti sublimi che hanno per tema un amore sensuale per la figura femminile che pare avere qualcosa di salvifico e qui s’innesta il discorso sulla capacità d’amare e sull’eterno femminino perché la stessa amata e amante si fa musa e ispiratrice di versi memorabili.

«Ho rubato i tuoi occhi / sulla linea del non visto, / dove la notte / non è più il pensiero perduto ieri, / dove il giorno / non è ancora il colore sui tuoi anticipi. // Sono rimasto troppo / davanti a te, / cercando con le dita / di sfiorare l’ombra / sugli angoli dimenticati. // Nel tempo che conosco da ieri / sguardo / dato e ripreso / mille volte per sempre».

Nella suddetta poesia si nota anche una forte sensibilità verso il tema del tempo nel nominare con urgenza notte e giorno, e come scrive Casati si può avere anche una conoscenza del tempo e uno sguardo può essere dato e ripreso mille volte ma anche per sempre e qui viene in mente l’attimo heidegeriano feritoia tra passato e futuro quando il tempo virtualmente si ferma in un presente infinito.

‘Armonie’, come leggiamo nel titolo della raccolta, ma ‘disattese’ come se entrasse nella poetica di questo volume di Casati, rispetto agli altri libri un fattore x una nuova tonalità giocata sulla tastiera analogica.

Con la sua scaltra coscienza letteraria nomina la parola disattese per farci comprendere tutto il pathos che ci può essere in una relazione amorosa che la stessa donna-musa traduce in poesia, come se dettasse lei i versi al poeta stesso, versi, e questo va sottolineato, sempre controllatissimi pur nella loro fortissima carica d’ipersegno.

Disatteso infatti è un termine forte e ricco di significati come dimenticato, tralasciato, non considerato, non osservato e definire le armonie disattese è un modo di farci intendere che nei sentimenti come nella scrittura poetica è sempre tutto sospeso e non scontato e vengono in mente i versi di Goethe a questo proposito: «essere tutto gioia e patimenti… / felice è solo l’anima che ama».

Raffaele Piazza      

 

 

 

Roberto Casati, Come armonie disattese, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 164, isbn 979-12-81351-31-8, mianoposta@gmail.com.


Id: 3618 Data: 04/03/2025 04:31:37

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- Poesia

Adriana Deminicis 8 infinito 8 L’arrivo del Gabbiano

Adriana Deminicis

 

8 Infinito 8 – L’arrivo del Gabbiano

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

8 Infinito 8 - L’arrivo del Gabbiano (Guido Miano Editore, Milano 2024), raccolta di poesie di Adriana Dominicis, presenta una prefazione acuta e centrata a firma di Enzo Concardi.

La raccolta si situa in continuum con quella precedente dell’autrice intitolata 8 Infinito 8 – La gemma di giada.

Il tema dell’infinito di leopardiana memoria è di per sé affascinante e l’insistenza della poetessa nel trattarlo ci fa pensare ad una sua intelligente coscienza letteraria sottesa alla convinzione incontrovertibile che la poesia salva la vita sia nel praticarla sia nella sua attenta lettura.

E del resto c’è anche la tematica del raggiungimento della felicità dopo il dolore e la scissione dell’io e la felicità stessa è proprio nell’arrivo del Gabbiano che non delude anche se arriva dopo un’estenuante attesa.

Le sensazioni suddette, che già si sentivano nella prima opera di questo ciclo, qui sembrano intensificarsi e se Godot, in Samuel Beckett, non giunge nonostante tante speranze, il simbolico Gabbiano della poetessa mantiene la promessa e diviene appunto metafora della gioia e della felicità che sono possibili e anche della libertà.

Del resto i gabbiani sono volatili pieni di fascino sia per l’aspetto sia per il comportamento e nessuno può dimenticare il suggestivo e magico libro di Richard Bach intitolato Il gabbiano Jonathan Livingstone anche se si tratta di un’opera in prosa e non in poesia.

Non manca nelle poesie del volume il tema della poesia nella poesia espresso dall’io-poetante nel riflettere traendo dai suoi pensieri delle conclusioni.

Diviene per il lettore spontaneo e istintivo identificarsi proprio con lo stesso io-poetante e del resto il concetto d’infinito si collega a quello dell’essere e per chi crede con l’idea di Dio.

Nel componimento eponimo che ha qualcosa di programmatico leggiamo: “Apro la porta, osservo il Cielo/ aspetto di vedere l’arrivo di un gabbiano/ per iniziare la storia/ appena un gabbiano sorvolerà il mio Cielo/ ed io stando qui sarò in grado di poterlo vedere….”.

Come ha affermato lo stesso Concardi la poesia di Adriana ha un andamento che la fa somigliare alla prosa e questo è sicuramente un fatto originale nell’essere minimo in questi versi lo scarto dalla lingua standard.

La raccolta non è scandita in sezioni e complessivamente può essere considerata un poemetto anche se alcune composizioni che la costituiscono sono dei poemetti autonomi.

In E c’erano i Gabbiani leggiamo: “E c’erano i gabbiani/ si sentiva il loro canto/ sembrava fossero lì/ sulla spiaggia da secoli/ al largo una canoa gialla/ il Sole del Tramonto/ appena giunto con le Nuvole/ appena giunto sulla spiaggia/ la parola dei Gabbiani».

Veramente alta la poesia Appuntavo i miei pensieri più belli che come altre non è legata alla tematica dominante del corposo volume: “Le parti del nostro corpo sognano?/ L’anima è più bella/ lo Spirito pure/ A volte alcuni sogni vengono ad avere origine/ da alcune singole parti del corpo,/ il corpo non doveva diventare/ un limite ai nostri pensieri/…”

Del resto la poetica dell’autrice esprime stabilmente l’emozione di una reverie di un sogno ad occhi aperti pervaso da una vaga malia.

Raffaele Piazza

 

 

 

Adriana Deminicis, 8 Infinito 8 – L’arrivo del Gabbiano, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 152, isbn 979-12-81351-33-2, mianoposta@gmail.com.

 

 

        

 

 


Id: 3610 Data: 25/02/2025 20:15:01

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- Poesia

Fabio Recchia - Il libro della vita

Fabio Recchia

IL LIBRO DELLA VITA

poesie e dipinti

 

Recensione di Raffaele Piazza

 

 

Il volume di Fabio Recchia Il libro della vita (Guido Miano Editore, 2021) che si ipostatizza sul duplice versante parallelo della poesia e della pittura presenta una premessa iniziale di Michele Miano intitolata Parallelismo delle Arti e una prefazione di Nazario Pardini esauriente e ricca di acribia.

Il libro non è scandito è l’alternanza di alcune poesie ispirate ad icone policrome produce un senso di magia affascinante che crea un ammaliante ipertesto e dà al lettore un senso di rêverie.

Le poesie in massima parte brevi nel loro insieme possono essere considerate un poemetto perché la parte letteraria non è scandita in sezioni e hanno spesso un carattere vagamente epigrammatico.

Il titolo della raccolta è forte e intenso e sottende un forte amore per la vita stessa, amore innanzitutto per l’amata che è il tu al quale l’io poetante si rivolge e poi per la natura.

C’è la presenza di una forte componente neolirica nel tessuto dei versi imbevuti di bellezza e solarità,

Il poiein è rarefatto e raffinato e ben cesellato e le composizioni nel loro librarsi sulla pagina nell’incipit planano dolcemente nelle chiuse e i tessuti linguistici sono raffinati e ben cesellati,

Programmatica la prima poesia che è una poesia sulla poesia, poesia intitolata Le parole:«Le parole / rischiarano il mattino / come raggi di sole. / Perforano le nubi buie / s’infrangono silenziose / sul foglio del cuore / colorando le pagine del libro della vita».

Nel suddetto componimento è detta magistralmente la forza delle parole stesse che salvifiche perforano le nubi e colorano le pagine del diario di bordo della vita e non si deve dimenticare quanto scritto nella Bibbia non solo nell’antico testamento e cioè che non ci sarà parola detta che sarà senza effetto e questo vale anche per le parole scritte come in questo caso.

In Il gabbiano leggiamo: «Il gabbiano / dispiega le ali / come vele sul mare, / si libra sul respiro del vento, / immobile e attento, / poi sale / per cadere come fulmine sul mare, / più veloce dei pensieri / che volano in me».

Per quanto riguarda le immagini pittoriche bisogna innanzitutto sottolineare che sono o tecniche miste o appartenenti al genere della spray art e che traggono ispirazione dalle poesie e viceversa.

Si possono considerare queste icone come vagamente figurative e sono connotate da un acceso cromatismo che entra negli occhi di chi le contempla provocando un piacevole effetto.

Affascinante la tecnica mista del dipinto Barche al tramonto (del 2020) che raffigura delle vele stilizzate e affascina in questo quadro la linea mare-cielo ed è singolare che il cielo stesso sia di colore arancio compatto e non azzurro cosa che crea un effetto surreale di grande bellezza.

Il dipinto Galattica (del 2020) rappresenta tre sfere di cui una simile ad un’arancia, una colore azzurro con delle sfumature e una verde e marrone, pianeti campiti su uno sfondo scuro e con una striscia verde, arancio e bianco,

Un’opera in toto affascinante che meriterebbe uno studio approfondito di dimensioni saggistiche.

Raffaele Piazza

           

 

Fabio Recchia, Il libro della vita, pref. di Nazario Pardini, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 80, isbn 978-88-31497-65-7, mianoposta@gmail.com.


Id: 3606 Data: 25/02/2025 11:44:06

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- Letteratura

Raffaele Piazza - Nel delta della vita

Raffaele Piazza, Nel delta della vita, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 60,  € 15,00, ISBN 978-88-31497-88-6


Raffaele Piazza, apprezzato poeta e prolifico critico letterario, pubblica nella collana “Alcione 2000” di Guido Miano Editore, “Nel delta della vita”, con una importante prefazione di Enzo Concardi. Le poesie non hanno titolo (esclusa la poesia di prologo) ma sono evidenziate da un numero progressivo che userò in seguito per le citazioni al testo.

Questa raccolta rappresenta la fuoriuscita magmatica del rapporto vitale che il poeta esprime da sempre nei suoi testi. La vita è un movimento senza fine che nel suo andare trova sbocco in un delta che dirama i suoi versi in mille rivoli. Di questi rivoli ne evidenzierò in dettaglio tre: la ricerca di Dio, il rapporto di amicizia con Mirta e il rapporto d’amore con Selene. Relativamente agli ultimi due è necessario precisare che le situazioni Amicizia/Amore si sovrappongono con le immagini delle due protagoniste, attraverso la tecnica dei flashback.

 

La ricerca di Dio, di un rapporto con il soprannaturale, si esprime nel lasciarsi andare, abbandonando le vacuità dei rapporti virtuali e con uno slancio quasi fanciullesco saper attendere senza paura il domani. Vivendo il tempo dato dell’esistenza terrena come un dono da far fruttare.

 

lirica 38

Tutto viene a chi sa aspettare

e il segreto è non aver paura

(spalancare le porte a Gesù)…

 

lirica 34

Delta della vita tra oriente e occidente

buio e ombra leggerezza e pesantezza

nella sintesi sicurezza e prudente

come il serpente e puro come

la colomba (il modello è Gesù).

 

Il rapporto di amicizia con Mirta, cui è dedicata la raccolta, è presente in questi testi così come nel precedente “Alessia e Mirta”. E’ un pensiero che brucia nei ricordi dell’autore, sia per il vissuto che per la tragica conclusione della vita della stessa. Il rapporto con Mirta inizia con le prime poesie del testo:

 

lirica 4

Dal balcone dell’anima mi sporgo

e invento il tempo fino alle farmacie

e rinasco dal nulla per rivedere

le stelle e la luna ostia di platino

e tutto resta pari a sé fino alla portineria

del condominiale parco e sto

attento alle parole e la ressa cristiana

mi coinvolge nel mal d’aurora

come nel giorno in cui ti ammazzasti,

Mirta, e vennero gli angeli e la polizia.

 

e si conclude con l’ultima poesia della raccolta:

 

lirica 49

S’inalvea sul bordo dell’Oceano

dove una candela ho acceso

il pensiero nell’entrare nelle acque

di salato battesimo

e sto infinitamente e non ha termine

la gioia nel contemplare

di Mirta la fotografia.

 

In mezzo altri testi che raccontano una vita vissuta che ancora lascia un segno visibile nell’animo del poeta, come in:

 

lirica 17

Oh Mirta ricordi ancora la connivenza

di quando ti chiedevo delle tue mutandine

la tinta e il bacio caldo che mi desti

e poi ci fu l’amplesso senza fare figli.

Non Amore, Amicizia erotica la nostra…

 

Infine il terzo rivolo è riferito al rapporto d’amore con Selene. Viene citata sin dalla prima poesia della silloge, quasi una visione programmatica di quello che è stata ed è la vita con lei.

 

lirica 1

Mi chiami per nome e esatta

è la vita in versi e non in versi

ed entro in te solo per amore,

Selene, nel tuo fiore e sul bordo

delle cose mi accarezzi

e detergi il sudore.

 

Colpisce anche nelle poesie in cui è soggetto Selene la presenza di ragazza / donna con una carica di sensualità ed erotismo che pervade i sensi nella presenza e nel ricordo del poeta. Ad esempio in:

 

lirica 7

venivi

dal paesino alla metropoli

per fare l’amore e adesso

ritornano quei giovedì di fuoco

dei sensi giovani e incantati.

Ti esponevi al sole sul balcone

attiravi sinuosa e sensuale sguardi

ma eri solo mia nella duale magia.

 

Oppure in:

 

lirica 9

… sogni dalle tinte

iridate producono sensazioni

dove eravamo già stati, la

cameretta-porto e i tuoi

per terra indumenti

e tu nuda come una donna.

Nel presagire la paura della gioia.

 

Ci sono anche testi che raccontano una presenza più discreta, dolce, di “antica meraviglia”, che scalda il cuore accompagnando i passi verso la felicità come in:

 

lirica 26

E lì una casa

con discesa a mare

per risentire il tuo afrore

nell’antica meraviglia

del colore dell’adolescenza

perfetta i quindici anni

della spensieratezza.

 

Oppure in:

 

lirica 29

Liberi come l’aria ci libriamo

tra i cori delle vergini e degli angeli

e tutto resta pari a sé nell’erba

dei pensieri verdi per aprirsi alla speranza

della gioia, il tempo prima della felicità.

 

 

Concludendo il discorso con:

 

lirica 31

Nel delta della vita apro della

tua camera la porta e in silenzio

entro e ti vedo dormire, anima

di stella Selene e tutto è pari a sé

nell’attesa dell’ora della preghiera.

 

I testi proposti sono molto brevi, ridotti all’essenziale, con una ricerca delle parole molto incisiva. La lettura lascia tracce dentro l’anima, pensieri che fanno riflettere sul senso dei nostri giorni, portandoci a riflettere sul nostro personale “delta della vita”.

 


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Roberto Casati


Id: 3605 Data: 24/02/2025 23:17:38

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- Poesia

Raffaele Piazza - Nel delta della vita

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